Leone Minassian
Il nostro primo fugace incontro con Giorgio Zennaro avvenne assai prima di conoscere le sue opere. L'impressione che traemmo dalla sua urbanità e ritrosia ci aveva fortemente colpiti, tanto era in contrasto con il costume corrente. Poi quando ci fu data l'occasione di esaminare qualche suo lavoro, constatammo che il loro assunto e l'impegno che li assecondava, confermavano la sensazione positiva che ci aveva fatto provare il personaggio.
Uomo di notevole intelligenza e di cultura non soltanto figurativa, Zennaro ha vissuto una evoluzione ricca e complessa, senza paraocchi, ma seguendo un istinto prepotente che lo ha guidato attraverso un processo particolarmente lineare. Temperamento pronunciatamente e vigorosamente plastico, il nostro scultore seppe castigare per qualche anno la sua ansia di modellatore vivace ed espressivo, in schemi rigidamente geometrici e livellati. Ricco di tale esperienza costruttivistica, del resto in parte congeniale alla sua natura, Zennaro abbandonò progressivamente lo schematico involucro in cui si era volontariamente costretto. Oggi, pertanto, il linguaggio dell'artista, svincolatosi da qualsiasi remora, si sta sviluppando unitario e libero da presupposti teorizzanti come da ogni mimetismo sordo alla luce dello spirito. Gli è che ogni esperienza, personalmente attuata o colta in schemi esemplari d'ogni tempo e paese, è stata assorbita e restituita in termini proprii ed autonomi. Ovviamente, siffatto misterioso processo di determinazione del proprio linguaggio figurativo, scientificamente inspiegabile, necessita di quelle improvvise illuminazioni che si definiscono miracolosamente nella concreta espressione plastica. Che Giorgio Zennaro sia dotato di queste facoltà intuitive, lo dimostrano con inequivocabile evidenza le sculture qui esposte. Lungi dall'essere manifestazioni generiche o peggio eteroclite, esse rivelano anzi una concezione unitaria, un mestiere pulito ed espertissimo uno spirito di sintesi che si sta sempre più accentuando, e sopratutto, ed è ciò che conta maggiormente, vanno delineando una visione che si distacca stilisticamente da ogni favella altrui. In una parola Giorgio Zennaro ha faticosamente conquistata, e realizzata in quest'ultimo paio d'anni, la « sua forma ». Oggi nettamente distinguibile nella confusa e incoerente, babelica marea degli anonimi, degli spudorati o furbeschi plagiari, degli illusi che sperano di trovare nella inusitata singolarità di certe materie fonti di poesia che non possono emanare nè da esse nè dall'arida loro natura.
Aggiungeremo che ciò che innalza la scultura di Zennaro su un piano elevato ed originale, trae origine dall'essenza stessa della sua personalità che fonde in un magma omogeneo, come frutto di una osmosi perfetta, doti intellettuali, di sensibilità ottica e plastica, di cultura assimilata, di intelligenza coordinatrice e potenziatrice delle proprie qualità tecniche ed espressive, e di sottile afflato lirico, scopo ultimo e fondamentale di ogni espressione d'arte. A noi sembra, in sostanza, che Giorgio Zennaro possiede in misura rilevante i doni, che distinguono ogni artista che, come lui, abbia un destino.